"… Accade talvolta, che l’Essenza di un uomo muoia mentre la sua personalità ed il suo corpo rimangono vivi. Una considerevole quantità di persone che vediamo nelle strade di una grande cittá sono interiormente vuote; in realtà esse sono già morte…" G.I.Gurdjieff (Frammenti pag. 183)
Georges Ivanovič Gurdjieff (Alexandropol, 13 gennaio 1872 – Neuilly, 29 ottobre 1949) è stato un filosofo, scrittore, mistico e "maestro di danze" armeno. Il suo insegnamento combina cristianesimo, sufismo e altre tradizioni religiose in un sistema di tecniche psicofisiche che cerca di favorire il superamento degli automatismi psicologici ed esistenziali che condizionano l’essere umano. Difficile personaggio, che molti hanno cercato di classificare in qualche categoria, ma che ad ogni categoria è sfuggito: autore di libri senza essere scrittore, di musiche senza essere musicista, ‘maestro di danza’ per vocazione, cuoco raffinato, attore situazionista se mai ve ne fu uno, esseno, tantrista, sufi o «incrocio fra uno gnostico ed un dadaista» poco importa. Esiste un insegnamento, preciso e raggiungibile, e questo è un dato di fatto.
«Gli uomini non sono uomini», dice in sostanza Gurdjieff, e quando si riferisce all’uomo "così com’è" mette sempre la parola fra virgolette. Il problema essenziale si riduce a questo: uscire dalle virgolette. Il primo ostacolo, quello fondamentale, è la nostra stessa illusione: illusione di essere, di avere un io unico, di poter fare.
«Tutto accade. Tutto ciò che sopravviene nella vita di un uomo, tutto ciò che si fa attraverso di lui, tutto ciò che viene da lui, tutto questo accade. [...] L’uomo è una macchina. Tutto quello che fa, tutte le sue azioni, le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze esteriori [...] movimenti popolari, guerre, rivoluzioni, cambiamenti di governi, tutto accade. [...] L’uomo non ama, non desidera, non odia – tutto accade.»
Per poter fare bisogna prima essere, e per poter essere bisogna prima aver preso coscienza della propria fondamentale inesistenza. La dichiarazione può suonare sostanzialmente scandalosa ad un orecchio occidentale, ed ecco sollevarsi comode accuse, da parte di molti, a denunciare una dottrina inumana e crudele, laddove si dovrebbe parlare piuttosto di "obbiettiva imparzialità".
La condizione umana così come si presenta oggi è lontana dalla sua verità originaria e dal suo potenziale. Nel mondo moderno in ogni persona coesistono molti "io" contraddittori, in competizione fra loro; questo conflitto rende ultimamente impossibili il pensiero e l’azione in forma unitaria. Inoltre, in ogni persona coesistono due nature che non sono capaci di riconoscersi a vicenda: l’essenza e la personalità. La libertà, l’azione consapevole e un’autentica volontà non possono esistere in questo stato di frammentazione. Quella che chiamiamo "azione" è soltanto un fenomeno meccanico e inconscio. Questo stato comune e quotidiano è chiamato da Gurdjieff "sonno". L’evoluzione personale è quindi il risveglio dallo stato di sonno, e il passaggio dalla frammentazione all’unità. Lo stato di "sonno" non priva soltanto la persona della libertà e della responsabilità; turba anche la sua relazione con il cosmo.
Gurdjieff chiede – talora brutalmente – di prendere atto dello squilibrio e delle illusioni che impediscono di vedere la realtà della presente condizione umana. Il "Lavoro" lentamente rivela come l’entità che la persona considerava unitaria, coerente e libera è in realtà un insieme contraddittorio di pensieri, reazioni emotive, e meccanismi ripetitivi di auto-protezione. La consapevolezza di questo stato di confusione è il primo passo in direzione del risveglio. Come secondo passo, è necessario accettare quanto si è visto. Le prime fasi del "Lavoro" propongono l’osservazione, la verifica e l’accettazione della verità della condizione umana attraverso lo studio, la partecipazione a un lavoro di gruppo ed esercizi di attenzione ("ricordo di sé").

L’insegnamento di Gurdjieff non è organizzato intorno a un sistema dottrinale, ma piuttosto intorno a un metodo. Insiste che tutto deve essere messo in discussione. Vivendo in questo modo – perpetuamente critico – le capacità di osservazione e di attenzione si affinano, e le idee sono verificate nella vita. Gurdjieff insegna che le sue dottrine non possono essere trasmesse in modo univoco perché ogni persona ha un itinerario di crescita indipendente e unico, di cui si deve tenere conto. Tuttavia, è anche vero che – di fronte al rischio dell’auto-illusione – un lavoro di gruppo con altri, per un certo periodo, è indispensabile per la trasformazione.
In Gurdjieff il concetto di benevolenza e di misericordia non si associa con quello di dolcezza: qualcuno giustamente lo disse «uomo di spietata compassione». D’altronde l’unica cosa simile ad una definizione che Gurdjieff abbia mai dato di sé, oltre a "maestro di danza", è stata quella di "esoterista cristiano"; ma prontamente aggiungeva:
«Il Cristianesimo dice esattamente questo, amare tutti gli uomini. Impossibile. Allo stesso tempo è assolutamente vero che è necessario amare. Ma prima bisogna essere, solo dopo si può amare. Sfortunatamente, col passare del tempo, i moderni Cristiani hanno adottato la seconda metà, amare, ed hanno perso di vista la prima, la religione che avrebbe dovuto precederla. Sarebbe stupido da parte di Dio chiedere all’uomo ciò che questi non può dare.»
La nostra vita, così com’è, è solo reazione meccanica a stimoli esterni: quello che chiamiamo io è un groviglio confuso di piccoli io in perenne conflitto fra loro. Non c’è unità in noi: «l’uomo è plurale. Il nome dell’uomo è legione» Da qui la necessità di costruirsi un Centro di Gravità, o Centro Magnetico, costituito dall’Insegnamento, intorno al quale agglutinare un certo numero di io e procedere dalla molteplicità verso l’unità. La via è data dallo sforzo cosciente e dalla sofferenza volontaria. "Lo sforzo cosciente è attenzione, presenza, ricordo di sé; la sofferenza volontaria è invece l’abbandono delle proprie certezze, delle proprie opinioni, della propria affermazione meccanica di se stessi, del desiderio di rassicurazione, del conforto intellettuale del proprio senso di sé con le sue pretese di importanza e di onniscienza.
Lo sforzo consiste anche nello smascheramento delle emozioni negative -ansia, rabbia, autocommiserazione, vanità, amor proprio, ecc.- dell’"immaginazione", cioè il credersi ciò che non si è, e dell’"identificazione", concetto non dissimile da quello che i Buddhisti chiamano ‘attaccamento’. I fini di questo sforzo non sono morali o moralistici: si può parlare con freddezza ed efficacia di controllo della dispersione energetica nel contesto generale della "macchina" umana.
Viene dichiarata interiormente quella che alcuni autori definirono la Guerra Santa: la nostra "essenza" – ciò che è innato e ‘naturale’ in noi – cresce nutrendosi della "personalità" -ciò che è indotto, acquisito dall’esterno- che normalmente la soffoca. In questa guerra -e non si può non pensare a Krishna ritto sul cocchio accanto ad Arjuna- sono abbattute spietatamente tutte le illusioni: prima fra queste, l’assai poco utile convinzione di avere "in dono" un’anima.
Per Gurdjieff, niente è in dono, tutto si paga: se una tale possibilità esiste, anche questa va pagata ed il prezzo è alto. «Se in un uomo vi è qualcosa capace di resistere alle influenze esteriori, allora proprio questo qualcosa potrà resistere anche alla morte del corpo fisico. [...] Se in un uomo vi è qualche cosa, questo qualcosa può sopravvivere; ma se non vi è niente, allora niente può sopravvivere.»
La condizione umana reale e consapevole è il riconoscimento di quello che Gurdjieff chiama «l’orrore della situazione», ma la maggioranza degli uomini preferisce essere blandita e proseguire indisturbata il suo sonno. Frasi come «beato chi ha un’anima, beato chi non l’ha, ma sventura e dolore a chi ne ha solo l’embrione» raggelano i facili entusiasmi degli apologeti del New Age, disturbano i dispensatori di balsami consolatori ed i confezionatori di manuali su "come ottenere l’Illuminazione in 20 lezioni".
Così come suona sgradevole al sentimentalismo del tipico uomo religioso,i concetti che :
«Nell’universo tutto è materiale e per questo motivo la Grande Conoscenza è più materialista del materialismo….».
«Per essere capaci di aiutare gli altri, occorre innanzi tutto imparare ad aiutare se stessi. [...] Quando un uomo si vede realmente quale è, non gli viene in mente di aiutare gli altri -si vergognerebbe di questo pensiero. [...] Soltanto un egoista cosciente può aiutare gli altri.»
Né il sentimentalismo, né il moralismo appartengono all’insegnamento:
«Ciò che è necessario è la coscienza. Noi non insegniamo la morale. Insegniamo come si può trovare la coscienza. Alla gente non piace sentirselo dire. Dicono che non abbiamo amore, solo perché non incoraggiamo la debolezza e l’ipocrisia ma, al contrario, rimuoviamo tutte le maschere. Chi desidera la verità non parlerà mai di amore o di cristianesimo, perché sa quanto ne è lontano."
Ouspensky, il divulgatore più noto delle idee di Gurdjieff, chiama questo percorso "Quarta Via", contrapposta alla via del "fakiro", che lavora solo sul corpo; del "monaco", che lavora solo sulle emozioni; e dello "yogi", che lavora solo sulla mente. Queste vie sbilanciate possono produrre solo "stupidi santi" (che sono in grado di fare tutto ma non sanno cosa fare) o "deboli yogi" (che sanno cosa fare ma non possono farlo). La Quarta Via invece è la «Via dell’Uomo Astuto», quella che equilibra il lavoro delle prime tre, sviluppando armonicamente tutti gli aspetti dell’essere e permettendo al praticante di non abbandonare la sua vita ordinaria per rinchiudersi in un monastero, ma, come dicono i sufi, di «essere nel mondo ma non del mondo».
Negli scritti di Gurdjieff in realtà non viene mai menzionata una Quarta Via, si parla piuttosto, nei Racconti di Belzebù al suo piccolo nipote, (scritto da Gurdjieff) di antiche vie basate su "fede", "speranza" e "amore", impulsi di origine divina ma ormai talmente distorti e sviliti dall’uomo attuale, da essere inservibili. Nel testo, l’immaginario profeta Ashiata Shiemash, scopre una nuova via basata sulla "coscienza morale obbiettiva", anch’essa di origine divina ma così rara nel mondo da essersi preservata incorrotta ed essere quindi ancora ‘attiva’: tale coscienza è divenuta inconscia e deve quindi essere risvegliata.
L’uomo è un essere tricentrico o "tricerebrale"; i tre centri o "cervelli" devono funzionare in modo armonico e non sbilanciato come di norma. Stomaco (e tutto quel che si trova al di sotto di questo), cuore e testa o, se si preferisce, corpo, emozioni e intelletto, devono equilibrare le loro funzioni e non interferire fra loro. Non bisogna quindi sacrificare o mortificare nessuna delle parti dell’uomo, ma bilanciarle e restituirle alla sfera appropriata:
«Meriterà il nome di uomo e potrà contare su ciò che è stato preparato per lui dall’Alto, solo colui che avrà saputo acquisire i dati necessari per conservare indenni sia il lupo sia l’agnello che gli sono stati affidati.»
Se tipi diversi di uomini, guidati solo da uno dei loro centri – l’intellettuale, l’emozionale, il sensitivo-motore- sono imprigionati in uno schema prestabilito, il quarto tipo di uomo, che ha equilibrato i tre centri, può cominciare ad assaporare i primi barlumi di libertà.
Un’idea fondamentale collegata con questa è la differenza fra conoscenza e comprensione: la prima è fondata su un solo centro, abitualmente il centro intellettuale; la seconda è tricentrica, passa cioè per tutte le facoltà. Ciò che è compreso, cioè contemporaneamente capito, sentito e percepito, ci appartiene davvero; la semplice conoscenza è invece del tutto strumentale e aleatoria. Da qui la scarsa considerazione di Gurdjieff per l’uso puramente intellettuale, teorico delle idee dell’Insegnamento: senza la comprensione e quindi la pratica, non si può che fraintendere.
Per tentare di controllare la macchina però, bisogna prima studiarne il funzionamento. Tutto comincia da un’osservazione "obbiettivamente imparziale" di se stessi.
«I primi passi verso la libertà sono l’autosservazione ed il ‘conosci te stesso’. Il sistema di Gurdjieff inizia con l’osservazione scientifica neutrale di se stessi -con l’esame del proprio corpo in modo scientifico: inizialmente, basandosi sul centro fisico; più tardi, facendo osservazioni sul centro mentale e sul centro emotivo. [...] Il corpo è l’unico strumento col quale lavorare. Fatene un buono strumento. Non tollerate che sia esso a controllarvi. [...] I nostri corpi sono dei ‘fertilizzanti’ per l’anima.»
Come in ogni disciplina tradizionale, anche nell’insegnamento di Gurdjieff, l’idea di base è quella dell’identità fra il microcosmo ed il macrocosmo: l’uomo è l’immagine dell’universo e segue le stesse leggi. Alla complessa psicologia, la sola aperta alle nostre possibilità esplorative, che abbiamo appena tratteggiato, si connette una ancor più complessa cosmologia. Uno storico delle religioni, in termini tecnici, la etichetterebbe probabilmente come "emanazionista" e "gnostica".
A fondamento della manifestazione vi sono due leggi cosmiche universali: la Legge del Tre (Triade) e la Legge del Sette (Ottava).
Gurdjieff ha sempre manifestato una certa annoiata diffidenza verso gli occultisti e «gli iniziati di nuova emissione», come li apostrofava beffardamente; la ‘magia’ non gli interessava: il vero problema è svegliarsi, non rendere più confortevole il sonno.
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PS: La tradizione più attendibile è quella trasmessa dallo stesso Gurdjieff ai suoi allievi, riunitisi, dopo la sua morte, sotto la direzione organizzativa di Madame Jeanne de Salzmann, nella "Fondazione Gurdjieff", che ha le sue sedi principali a Parigi, Londra e New York. Solo questa linea assicura la fedeltà all’insegnamento originario. Le altre, dai seguaci di Ouspensky dopo il suo allontanamento dal maestro, ai fin troppo numerosi gruppuscoli, gurdjieffiani di nome ma non di fatto, hanno distorto le idee in modo sempre più grave, giungendo talvolta a creare dei veri e propri "culti" sul tipo di Scientology, pericolosi per la salute e per il portafoglio dell’incauto cercatore.
Difficilmente sono attendibili per lo studioso interessato, inserzioni di seminari sui giornali o segnalibri, stampati in carta molto raffinata, rintracciabili dentro le edizioni gurdjieffiane in commercio.
Per approfondimenti :
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/gurdjieff/incontrocatalano.htm#t5
Le frasi fra virgolette sono estratte dai testi di:
-"La Quarta Via" e "Frammenti di un insegnamento sconosciuto"
(Discorsi e dialoghi secondo l’insegnamento di G.I. Gurdjieff)
di P.D. Ouspensky
- I Racconti di Belzebù a suo Nipote di George I. Gurdjieff
- Incontri con Uomini Straordinari di George I. Gurdjieff
Video importato


me lo sono proprio goduto questo post e mi sono trovata in sintonia con la Quarta Via, ho ancora tanto da lavorare in quanto ero giunta attualmente alla conclusione di rinchiudermi in monastero o a ballare con i dervisci
Si credo che Battiato sia stato uno straordinario veicolo per giungere ad alcuni concetti.
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Per Errante:
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Si, lo é stato.
Franco Battiato si é anche adoperato per la diffusione del pensiero gurdjieffiano nel nostro paese; ancora lo fa.
Hàiresis
Io credo e spero di essere l’opposto. Avere un deserto “dentro” è un po’come morire…eppure per le ombre è vita anche questa, e il sole se può… riempie di calore. Ciao
“Ama il prossimo tuo come te stesso” dice il Cristianesimo.
Non pensi sia la stessa cosa? “essere per poter amare”.
L’articolo è molto interessante, esaustivo e, in ogni caso, ci dai indicazioni per approfondirlo.
Trovi sempre argomenti interessanti e spesso sconosciuti.
Un abbraccio affettuoso.
Gianluisa
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Per Gianluisa:
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Si, potrebbe esserlo la stessa cosa, ma..
Mi domando solo, quanti esseri che comprendono quella frase conosciamo.
Gurdjieff é uno di quei pochi personaggi del passato che mi dispiace non aver incontrato
Ti abbraccio:-)
Ritama
risvegliare la propria essenza è il compito più arduo, più impegnativo, ma più gratificante e più liberatorio.
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Per Lucio:
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E già..
Ciao Lucio:-))
Hàiresis
fantastico, superlativo ma cosa indispensabile è sperimentare.
Vedere i dervisci danzare è stata una di quelle esperienze che mai
dimenticherò.